Guay vince ma Innerhofer è sul podio
La discesa libera dei Mondiali è sempre una delle gare più attese, oggi ancora di più perché la pista ha subito diverse variazioni nelle ultime ore per l’innalzamento della temperatura: la parte alta era ancora dura e compatta mentre un’ampia zona centrale era molto più molle.
Qui a Garmisch Steve Nyman, che oggi compie 29 anni, prova a farsi un bel regalo di compleanno con una grande manche.
Sicuramente Christof Innerhofer era l’atleta più atteso dopo la medaglia d’oro nel SuperG e non ha tradito le attese: è partito fortissimo, con grande velocità, supportato dai suoi sci che ben si adattano ai cambiamenti di compattezza del fondo e diventa il primo atleta a scendere sotto i due secondi.
Dura poco la felicità di “Inner” perché subito dopo di lui il canadese Eric Guay oggi sembra un razzo, con una velocità che cresce intermedio dopo intermedio. Alla fine ha oltre 6 decimi di vantaggio rispetto ad Innerhofer.
Per gli italiani doppia delusione dal Peter Fill e Werner Hell: partono bene ma pian piano rallentano la loro azione, chiudendo con distacchi altissimi ed una gara incolore.
Tante emozioni ed in pratica la gara deve iniziare perché dopo il pettorale 15 arrivano i migliori della specialità: Walchofer non graffia, gli anni si iniziano a far sentire, ed anche Aksel Lund Svindal non trova la velocità giusta e termina con una rovinosa caduta dopo l’arrivo.
Assolutamente spettacolare la discesa di Didier Cuche che per tutta la gara è stato un po’ sopra ed un po’ sotto agli intermedi di Eric Guay chiudendo con 23 centesimi di ritardo. Solo lui non festeggia, perché tutto il pubblico è in visibilio per questo fenomeno!
L’ultimo vero aspirante al podio è Bode Miller che come al solito parte con un paio di numero incredibili nelle prime curva ma oggi la pista è sua assoluta nemica, troppo morbida ed impastata per le sue caratteristiche tecniche.
Il podio finale esalta tutte le caratteristiche della discesa: oro al talentuoso Eric Guay, argento per il fenomeno Didier Cuche e bronzo per Christof Innerhofer.








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